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  Lungo il percorso che l’Isonzo compie dalla sorgente alla foce, incontriamo persone diverse che hanno un approccio personale ed unico con il fiume.
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TRENUTEK REKE / IL TEMPO DEL FIUME
Srečanja ob Soči / Incontri lungo l’Isonzo

di Anja Medved e Nadja Velušček
prod. Kinoatelje 2010, 63’


Lungo il percorso che l’Isonzo compie dalla sorgente alla foce, incontriamo persone diverse tra loro: ognuna ha un approccio personale ed unico con il fiume. Perciò questo non è un film su un fiume, ma sul nostro rapporto con la natura.

L’Isonzo è stato da sempre un fiume di confine. Il suo corso relativamente breve collega due mondi diversi: le Alpi e il Mediterraneo. Non a caso il fiume sembra avere due personalità, riflesse dai suoi due nomi: Soča, nome femminile, e Isonzo, nome maschile. E’ un fiume ricco di contraddizioni, molto attraente, ma altrettanto pericoloso, famoso per il colore smeraldo ma anche per le battaglie sanguinose. La Prima Guerra Mondiale non ha distrutto solo la vita, i villaggi e i campi, ma anche il rapporto che l’uomo aveva con la natura. I sopravvissuti hanno dovuto ricominciare da zero e sembra che ancora oggi si viva in quel mondo ricostruito frettolosamente.
Di chi è oggi l’Isonzo? La Slovenia lo ruba all’Italia con le dighe, l’Italia ne spreca le acque con un’irrigazione smodata. Le imprese edili ne saccheggiano la ghiaia e l’industria ne inquina le acque con le discariche. Gli appassionati di kayak rubano l’Isonzo ai pescatori e i pescatori lo rubano ai pesci. In tutto questo intrecciarsi di interessi contrapposti ci si dimentica che l’Isonzo appartiene in primo luogo a se stesso e che il ruolo essenziale che svolge da milioni di anni è importante per tutti.
Gli incontri lungo il fiume svelano le contraddizioni del nostro rapporto con la natura. Paragonata alla vita del fiume, l’esistenza umana appare misera, eppure l’uomo oggi può piegare a sé le leggi della natura. In quest’epoca in cui cadono i vecchi confini politici, dobbiamo saperci imporre dei limiti nel rapporto con il nostro fiume.


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