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Un mondo, la sua fine, la riflessione su un futuro che si è già compiuto.
Sarce od hise, Starmi cajt . Il tempo ripido, Mala apokalipsa sono tre capitoli che, in un progetto durato 10 anni, raccontano le Valli del Natisone. Lo spartiacque è il terremoto in Friuli del 1976, indelebile nelle conseguenze anche qui, dove la tragedia dell’epicentro appare lontana. Un’onda d’urto che si trasfigura, allude ad altri eventi di portata devastante, protrae i suoi effetti nel tempo: oltre alle case ha sgretolato le abitudini, le relazioni, il lavoro e il vivere quotidiano delle persone.
Questa Trilogia compie un viaggio tra un mondo rurale al capolinea e le emergenze di oggi, seguendo le voci degli abitanti, recuperando le immagini dei filmati super8 amatoriali, assecondando le incertezze del ricordo; con una ricerca visiva – e sonora – che solo il cinema documentario più incline alla sperimentazione sa accogliere.
Sarce od hiše è un documentario in forma di appunti, che attraverso immagini amatoriali super8 risalenti alla prima metà degli anni ’70 – prima cioè del tragico terremoto del 6 maggio 1976 – racconta alcuni momenti di festa religiosa popolare e di partecipazione collettiva alla vita di paese nelle Valli del Natisone, sulla soglia di un cambiamento che negli anni seguenti avrebbe ridisegnato profondamente la fisionomia di un’intera comunità, dei suoi modi di vivere e dei luoghi da essa abitati.
Starmi cajt . Il tempo ripido: una repentina accelerazione nello scorrere del tempo, come quella causata da un piano che improvvisamente s’inclina e da cui tutto precipita. In questo documentario, filmati super8, fotografie, voci, memorie che riaffiorano come reperti di un’archeologia recente per raccontare gli sconvolgimenti visibili ed invisibili seguiti al terremoto del 1976, compongono una riflessione sui cambiamenti avvenuti – nei paesi delle Valli del Natisone come altrove – durante gli ultimi decenni del secolo scorso.
Mala apokalipsa è un documentario che prende spunto dalla morte di un paese, Cigne, abbandonata definitivamente in seguito al terremoto del 1976 e ormai cancellato dalla geografia delle Valli del Natisone. Il film è una retrovisione del futuro, allude cioè a un futuro già trascorso: più che una ricostruzione storica, è l’indagine dell’atmosfera spettrale di un luogo, tra esuberanza della natura che riconquista spazi e cose, e tracc di vita passata delle persone. Al fascino delle rovine e alla densità di significato di cui sono portatrici, contrappone le voci lontane e sofferte degli abitanti di un tempo.
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